Padre Gaetano Greco

Nato a San Giovanni Rotondo il 14/02/1947, da oltre 30 anni cappellano del Carcere Minorile di Roma ” Casal del Marmo. ll percorso dapertura10i fede di padre Gaetano inizia molto presto, essendo nato e cresciuto in una famiglia praticante e molto cristiana. Ricorda così quel periodo padre Greco: “A casa, quando si pranzava e si parlava del futuro, io rispondevo ‘voglio andare in seminario e fare il sacerdote’. Quando è arrivato il momento mio padre mi ha detto: ‘Figlio mio la vita è la tua, sei tu che devi scegliere, però mi piacerebbe che se parti per un percorso di fede tu ne resti fedele’”. Il piccolo Gaetano si prepara per entrare in seminario ma prima di partire decide di fermarsi lungo la strada da padre Pio. Un incontro benaugurante che ricorda con un grande sorriso sulla bocca: “Ero un ragazzino, non avevo molte cose per confrontarmi con lui ma la voglia di conoscerlo era forte”. “Mi sono avvicinato a padre Pio e gli ho detto: ‘Padre, domani parto per il seminario’. Lui mi ha risposto: ‘Vai tranquillo, vai tranquillo. E da quel giorno, grazie a questa benedizione, mi sono sentito più forte e sicuro della mia scelta”. Da San Giovanni Rotondo, all’età di 12 anni, Gaetano parte per il seminario minore nel Salento, al sud della Puglia, dove prosegue gli studi fino ad entrare nella famiglia religiosa dei Terziari Cappuccini dell’Addolorata.

Tra i giovani Con gli insegnamenti ricevuti dai Religiosi Terziari Cappuccini di Nostra Signora Addolorata, padre Gaetano inizia a lavorare in Sardegna. Nel 1975 va a Cagliari, dove si sta aprendo una casa di rieducazione in cui rimane per sei anni a lavorare con i ragazzi.

Una nuova esperienza Nel 1981 torna a Roma per sostituire un confratello, cappellano del carcere dei minori a Casal del Marmo. Il primo impatto è duro. Padre Gaetano condivide la sofferenza dei ragazzi e non accetta l’idea di vederli rinchiusi, poi grazie alla fede riesce a dare conforto, forza e speranza a coloro che patiscono di più la reclusione.

“Il ruolo del cappellano penso sia questo: essere disposto a comunicare con gli altri nei momenti di maggiore difficoltà. All’interno del carcere deve essere testimone della fede, della speranza che le cose possano cambiare, della carità, dell’amore verso chi si trova in difficoltà”. In tanti si avvicinano a lui e ai suoi volontari e la soddisfazione più grande è vedere persone che non avevano mai pregato avvicinarsi a Dio: “I ragazzi che hanno commesso reati molto gravi sono quelli più attenti a rileggere la propria vita e ad avvicinarsi più fortemente alla fede”.

Nel 1988 entra in vigore il d.p.r. 448 che prevede disposizioni sul processo penale a carico di imputati minori denominato Nuovo processo penale minorile. Nascono una serie di possibilità che i ragazzi possono utilizzare come misure alternative al carcere: la permanenza in casa, l’affido ai servizi sociali, il collocamento in comunità e il beneficio della messa alla prova. Con quest’ultima, il processo viene sospeso e il magistrato concede un lasso di tempo per svolgere un programma specifico in una comunità. Padre Gaetano può così aiutare questi ragazzi, ospitandoli nella sua casa famiglia per un periodo durante il quale svolgere attività formative o di avviamento al lavoro.

Nel 1995 nasce Borgo Amigò Casa padre Agostino, dedicata al cardinale Casaroli che ha condiviso il progetto e ha aiutato padre Gaetano a trovare i fondi per realizzare la prima parte dell’opera. La casa famiglia sorge su un terreno dei Terziari Cappuccini dell’Addolorata, originariamente un vecchio casale che, grazie all’impegno costante di padre Greco, è divenuto un vero e proprio borgo, con la casa, una piazza e una chiesetta. Ci sono voluti diversi anni per portarlo alle condizioni di “bellezza” nel quale si trova oggi: un villino immerso nella natura.1_10

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